Published On: lun, Ott 15th, 2012

tecniche narrative

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Il narratore della storia ha un compito ben preciso, quello di dare parola ai personaggi. Non è facile animare la scena e l’ambiente in cui si svolge il racconto ma per giungere a questo obiettivo si può ricorrere a semplici tecniche letterarie.

Ognuna di esse è caratterizzata da una propria identità che va scelta a seconda del personaggio e del genere narrativo che si è deciso di svolgere. Analizzare le proprie idee e essere certi delle proprie aspettative è il primo passo da compiere in questo passaggio fondamentale per la buona riuscita della stesura. Risulta necessario valutare in modo integrale il racconto e i suoi personaggi per assegnare uno stile definito in cui si collocherà il brano.

Esistono due differenti modalità di narrazione che segnano la differenza tra le opere letterarie; da una parte abbiamo il discorso diretto e da quella opposta l’indiretto.

Il lettore si accorge sensibilmente della scelta dell’autore in quanto nel primo i personaggi vogliono esprimere la loro voce, basti pensare a I malavoglia di Verga, mentre nel secondo caso esiste un intermediario che  filtra i discorsi rendendo il racconto collegato da un filo conduttore univoco.

Analizzando più in profondità le tecniche narrative possiamo riconoscere altri quattro stili. Le due grandi categorie sopracitate possono essere a loro volta suddivise in altre due categorie ciascuno.

Il discorso diretto può essere libero o legato. Solitamente quest’ultimo è il più utilizzato in quanto lo scrittore riporta esattamente i pensieri e i discorsi dei personaggi, introducendo le frasi con verbi intercalari, ad esempio ripetere, affermare, dichiarare oppure dire. Nella stesura delle dichiarazione assume un ruolo fondamentale la punteggiatura precisa ed inoltre non viene definito un tempo verbale continuativo nel racconto.

All’opposto nel discorso diretto libero non esistono verbi introduttivi o frasi intercalari, non esiste mediazione e il narratore si occupa essenzialmente di riportare dichiarazioni e pensieri. Anche qui non esiste un tempo verbale a cui fare riferimento, la narrazione è completamente libera, per questo spesso è utilizzata nella composizione di testi teatrali.

Per quanto riguarda il discorso indiretto possiamo riconoscere ugualmente due sottocategorie definite legata e libera.

Nel primo si può notare facilmente come le asserzioni dei personaggi siano presentate dal narratore. I pensieri talvolta sono accompagnati da adeguati preamboli e verbi introduttivi che precedono congiunzioni subordinate. In questo caso la lettura è più scorrevole infatti notiamo l’assenza di punteggiatura.

A discrezione dell’autore si può optare per la varietà di tempi verbali ma risulta sempre ottimale definire il momento con l’ausilio di avverbi o introduzioni temporali. Consiglaimo, per la lettura di un testo scritto in questa modalità, autori come Italo Svevo o Giovanni Verga, i quali nelle loro più celebri opere hanno mostrato lo svolgimento del racconto con grande capacità tecnica.

Considerando il discorso indiretto libero è necessario definire l’assenza sia del verbo introduttivo che delle congiunzioni alla frase. La voce che vuole esprimersi è comunque filtrata dal narratore, che investirà un ruolo centrale, e allo stesso modo invisibile, nella narrazione. Questa modalità è più difficile da svolgere, in quanto spesso può accadere che il lettore si senta confuso in quanto non riesce a riconoscere la differenza tra personaggio e narratore. La peculiarità di questo stile è inerente al tipo di scrittura per cui si opta, spesso parlata e gergale, che si esprime attraverso locuzioni comuni e talvolta colloquiali. Lo stile è assolutamente informale e ricalca il pensiero dei personaggi senza pretese sceniche, bensì con il solo interesse comunicativo.

Di seguito analizzeremo le varie tecniche che lo scrittore può decidere di attuare per far esprimere il proprio personaggio all’interno della scena.

L’espediente più utilizzato è il dialogo, in questa espressione le battute si scambiano direttamente tra due profili. Nel dialogo si preferisce usare il discorso diretto che permette di rendere chiaro e evidente il carattere del personaggio stesso. In particolare si opta per questo tipo di tecnica quando emerge la necessità di far evolvere velocemente una situazione.

Un’altra modalità di espressione è il monologo, che viene definito dal dialogo intimo e personale che il personaggio rivolge verso di sé. Talvolta questa parte del racconto è molto curata in quanto si vuole sottolineare l’importanza del momento riflessivo. Lo scrittore utilizza il discorso diretto e qui assistiamo alla completa rivelazione del profilo della persona che si dichiara.

E’ possibile assistere anche al soliloquio, che si esprime nel discorso che un personaggio rivolge ad un interlocutore che non può rispondere, per obbligo o necessità. Talvolta il personaggio a cui si rivolge il discorso può essere immaginario, frutto dell’immaginazione di chi parla. Solitamente questa tecnica è utilizzata per esprimere uno sfogo emotivo che il personaggio in altro modo non riuscirebbe a dichiarare.

All’opposto troviamo il monologo interiore, tecnica che non prevede la presenza di un interlocutore, questo si esprime in un flusso di parole che ricalca esattamente i pensieri del personaggio. In questo caso si presta particolare attenzione alla punteggiatura e la sintassi, che permettono di regolare il ritmo della dichiarazione. Per chi fosse interessato a leggere un esempio chiaro di questa forma consigliamo di leggere La signora Dalloway della scrittrice Virgina Woolf.

Per concludere il flusso di coscienza è una forma di monologo interiore che si esprime in modo estremo. Questa tecnica non segue norme o regole logiche, tutte le emozioni, i pensieri e le riflessioni vengono mischiate risultando una spontanea e libera espressione di sé. Questa assenza di norme si riflette chiaramente anche nell’assenza di punteggiatura e di sintassi precisa. Un esempio emblematico di questa forma di espressione possiamo ritrovarla nell’Ulisse di Joyce.

Risulta evidente quante siano le tecniche utilizzabili nella stesura di un racconto. Ognuna è caratterizzata da elementi specifici che si devono adattare al contesto della narrazione. Lo scrittore deve sapere svolgere queste tecniche attentamente e con particolare cura, in quanto sono elementi necessari alla buona riuscita della storia. La scelta del modello non è estranea alla scena, essa infatti incide molto sulla consequenzialità dei momenti. In questi termini, per optare al meglio, è utile leggere molto, osservando attentamente gli stili applicati dai grandi autori.

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