Published On: lun, Ott 15th, 2012

Scrivere un buon thriller

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Nel presente articolo andiamo ad affrontare la quarta ed ultima parte dei suggerimenti e consigli per scrivere un buon thriller. Ricordiamo inoltre ai nostri lettori che, qualora fossero particolarmente interessati a questo genere letterario, sono disponibili altri tre articoli nei quali viene affrontata, ad esempio, la tematica dei personaggi del thriller. Per una trattazione più ampia in merito consigliamo quindi di leggere “Come scrivere un buon thriller -parte prima-”, mentre nella seconda parte ci siamo concentrati sull’ambientazione; nella terza parte, infine, è possibile trovare maggiori dettagli in merito alle motivazioni ed ai desideri che muovono il carnefice.

In questo articolo cercheremo invece di organizzare tutti i contenuti che sono stati precedentemente illustrati in modo tale che possano risultare ben amalgamati e coerenti e possano quindi andare a formare una racconto degno del genere thriller.

Può essere utile, in questo contesto, fare un paragone con l’arte del sapere cucinare bene: per preparare una buona pietanza non basta infatti disporre della lista ingredienti ma è necessario saperli dosare, aggiungere e amalgamare nel modo corretto per ottenere un buon risultato.

Per questo motivo, nel momento in cui si decide di cominciare a scrivere il proprio thriller sarebbe bene iniziare con la descrizione dell’ambiente in cui si svolge il proprio racconto, una sorta di visione dall’alto della scena che si vuole creare. In questo modo il lettore potrà dare una cornice ed un contesto alle informazioni che gli verranno fornite in seguito.

Il secondo passo è quello dell’introduzione del carnefice, ed è bene riflettere accuratamente sulla modalità con cui viene raccontato. Carnefice e voce narrante possono infatti coincidere (e, in questo caso, la vicenda potrà essere narrata in prima persona), oppure può essere utilizzato un narratore onnisciente.

Un’altra opzione è quella rappresentata dalla possibilità di coincidenza tra la voce narrante e la vittima; in ogni caso, sarebbe bene esplicitare come e dove si incontrano la vittima ed il carnefice, e come si evolvono i fatti in seguito a questo. È possibile infatti che l’incontro avvenga solo nelle ultime pagine ed esclusivamente per volontà del carnefice, come pure che la vittima parli o agisca in modo tale da innescare il desiderio del carnefice e che sia proprio questo a portarla a diventare una vittima.

Ovviamente tutti questi elementi dipendono dall’autore e dal modo in cui decide di articolare la storia, in ogni caso è sempre bene valutarli attentamente e riflettere sulle conseguenze a cui porteranno: se la voce narrante è il carnefice stesso, ad esempio, la vittima (le sue emozioni, le sue azioni ed i suoi pensieri) saranno presentati al lettore secondo la prospettiva del carnefice e non secondo quella della vittima stessa (al contrario di quanto potrebbe invece accadere con un narratore onnisciente).

Non bisogna inoltre mai dimenticare che il fulcro ed il tema della storia devono sempre essere i desideri,  gli istinti e le emozioni del carnefice; va da sé che essi debbano essere descritti e scritti in modo magistrale per poter funzionare.

Per dare maggior realismo alla storia è utile introdurre elementi come i nomi delle strade e dei negozi in cui si svolge il racconto; a questo proposito, si ponga grande attenzione qualora si decida di ambientare il racconto in un periodo storico preciso, in modo tale che non vi siano discrepanze con esso che porterebbero all’effetto opposto, ovvero ad una perdita di realismo.

Il ritmo del racconto deve poi essere adeguato a ciò che si sta raccontato, e divenire via via sempre più rapido; questo deve essere avvertito chiaramente in modo tale che, dopo l’arrivo del finale, il lettore possa percepire chiaramente che la tensione si sia spezzata e possa prepararsi alla risoluzione della storia.

Infine, è bene dedicare qualche riga al tema del finale del racconto thriller. Esso, molto spesso, ha una durata (in termine di pagine) molto ridotta, eppure ha un ruolo essenziale per la buona riuscita di un thriller. Ciò che sarebbe opportuno ottenere è una sensazione di stupore in chi legge, deve esserci un colpo di scena che meravigli il lettore e non gli faccia rimpiangere di aver letto tutto il resto del libro. Se il lettore ha avuto la costanza di arrivare fino a quel punto non può e non deve essere deluso affinchè il libro sia un successo.

Non c’è una formula standard per poter ottenere questo effetto, in quanto ognuno deve trovare la sua. Una possibilità è quella dell’inversione dei ruoli tra vittima e carnefice, oppure del fallimento del piano progettato dal carnefice per uccidere la vittima.

Ribadendo nuovamente l’importanza di un finale ad effetto (e le conseguenti, nonché un po’ scontate, raccomandazioni circa la necessità di curarlo e scriverlo nel modo migliore possibile), non ci resta quindi che augurare agli aspiranti scrittori di thriller buon lavoro!

 

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